mercoledì 29 agosto 2012

Puntuale come un treno


Undici e cinquantatré, dice il biglietto che ha fatto mia madre. Saranno state le undici meno venti, ero ancora a casa, Sbrigati mi fa mia madre, e poi Di sicuro lo perdi il treno stavolta, è inutile anche che ci andiamo in stazione, mio padre, che è entrato mentre mettevo il computer nella valigia e avevo addosso soltanto i jeans. Mi chiedo come possa essere così rassegnato uno che a vent'anni leggeva Lotta Continua. Mia madre mi saluta dal garage quando usciamo. In macchina non parliamo molto, la radio è accesa, al GR2 dicono che Holland è il nuovo presidente francese, io penso Ecco che ora comincerà a menarmela con la storia che devo studiare, che è rimasto meno di un mese prima degli esami, e invece mio padre non dice niente, solo Pensavo avrebbe vinto un'altra volta Sarkozy, perché in tempi di crisi la gente tende a chiudersi anche ideologicamente, a votare la destra. In Grecia hanno votato un sacco il partito neonazista, dice ancora, che tempi brutti che viviamo. Io dico sì sì e intanto penso che dovrei studiare, appena torno su, ché mancano meno di venti giorni all'esame di microeconomia e mi sale quest'ansia sottilissima in fronte.
Parcheggiamo, tiriamo fuori le valigie dal portabagagli, mio padre mi racconta di quando tornava all'università e mia nonna, sua madre cioè, gli riempiva le valigie di roba da mangiare, e ancora non c'erano i trolley e lui s'incazzava, ché doveva fare tre o quattro viaggi per salire una alla volta quelle valigie pesantissime che portava sotto le braccia, sollevandole, e non gliel'avevano mai rubate, anche se le lasciava nella tromba delle scale del suo palazzo e stava al quarto piano, e poi ride. Rido anch'io perché me lo immagino proprio, con i capelli lunghi e tutte quelle valigie e i pacchi incartati e legati con lo spago.
Anche se non dovevamo farcela, sono le undici e mezza, invece. La stazione è silenziosa, c'è così poca gente che sembra che si conoscano tutti per nome. Carrozza 5, dice il biglietto, vado alla Carrozza 5, porto subito su le valigie, Mettila coricata, dice mio padre, sennò così cade, e allora la metto coricata, poi la tiro di nuovo su perché mi sembra occupi meno spazio nel vano, Mettila coricata, dice un'altra volta mio padre, allora la metto un'altra volta coricata e la lascio così. Posto 41 dice il biglietto, allora vado al posto 41, con finestrino perché mia madre chiede sempre il posto con finestrino. Metto il borsone nella cappelliera, lascio la tracolla sul sedile, scendo dal treno.
Mio padre è sulla banchina, davanti alla porta della carrozza. Parliamo di Monti, Monti, dice mio padre, tutti lo criticano, intanto l'Italia non è fallita, il sistema delle banche è un sistema mondiale che controlla tutto, non è facile spezzarlo per sistemare la situazione in Italia, dice, e dice anche che forse invece che tutti questi economisti servirebbe qualcuno che ragiona semplicemente come un buon padre di famiglia, tipo quel Bondi che quando la Parmalat era fallita è riuscito a risistemarla un po', e alla fine non era mica un economista, era laureato in chimica. Io dico sì sì e penso che a Lecce potrebbero chiudere le porte del treno senza avvisare e farlo partire con la mia valigia coricata dentro, il borsone e la tracolla con le cuffie che ho rubato a mia sorella perché le mie si sono rotte. Parliamo un altro po' di Holland. Mi chiedo come possa pensare certe cose uno che votava i Marxisti-Leninisti, a vent'anni. Mi dà due baci sulle guance, mi dice Chiama la mamma quando arrivi a Roma, salgo sul treno, mi siedo al posto 41, con finestrino. Resto dieci minuti a guardare mio padre che guarda il treno dalla banchina, più avanti c'è una famiglia di gente un po' così, di quella gente che fa delle grandi lacrimate anche se uno sta andando all'università, sono tipo quattro o cinque persone, mettono le mani su un finestrino un po' più avanti, parlano così forte che li sento da qua. Partiamo, mio padre sta un po' più indietro, mi fa ciao ciao con la mano, la stazione scompare. Metto le cuffie, metto le cuffie con i Gazebo Penguins.

Ho perso il tram delle sei.
Ho perso il tram delle sei.
Ho perso il tram delle sei.
Ho perso il tram delle sei.
Con i soldi della spesa
Comprerò un po' di fortuna
Non credo che tornerò.
Non credo che tornerò.
Non credo che tornerò.
Non credo che tornerò.

Penso che ho perso di vista il rap, che non ho idee buone per dei pezzi, che non mi vengono dei bei giochi di parole per farci un testo che valga la pena registrare. Ho messo il rap fuori fuoco, ho messo lo studio fuori fuoco, scrivere scrivo pochissimo, però leggo molto di più. Sono uno che fa le cose una alla volta, io, quando studio divento una specie di capra, riesco a parlare solo delle cose che sto studiando, il resto zero, i libri, Holland, fare il cretino con qualcuna. Poi mi metto ad ascoltare il rap e in tre mesi scrivo quattro pezzi, due anche molto belli, e non leggo più niente, sto dei giorni ad ascoltare beats di Dj Premier. Dal finestrino vedo una specie di fabbrica con le pareti blu, forse metalmeccanica, su un lato c'è scritto “Stab 2” e ci metto un po' a capire che sta per “Stabilimento”, perché istintivamente il mio cervello associa questa scritta di plastica gialla al verbo inglese “to stab”, pugnalare. Voi l'avete un po' pugnalato, questo posto, non morto, però ferito sì, che si trascina.
Mi addormento.
Mi sveglio, ho il libro di Paolo Nori sul tavolino finto legno, c'è una ragazza davanti a me che anche lei ha lasciato un libro sul tavolino finto legno. Quando sono arrivato al mio posto 41 avevo trovato solo il libro, un libro grande, di quelli che gli amici li vedono e dicono Ma come fai a leggere libri così grandi, Eh, rispondi tu, mi piace leggere, e poi invece lo lasci a metà. La ragazza mangia un panino, allora mangio anch'io un panino perché sono quasi le 2, uno dei panini enormi che mi ha fatto mia madre prima di partire, nel vagone mangiano tutti, anche la signora tedesca che sta affianco a me e mi guarda male perché con la carta stagnola faccio rumore, però poi lei parla con una che sta seduta dall'altra parte del corridoio in tedesco ad alta voce, con contegno davvero molto poco tedesco e ride come per dire Menomale che questi stronzi non capiscono niente di quello che diciamo, amica mia. Prosciutto cotto e certosa, lo mangio tutto senza bere perché ho un po' d'acidità di stomaco, in questi giorni ho mangiato un sacco, mia madre ha cucinato per un reggimento e ho dovuto mangiare tutto io, per fortuna che cucina benissimo e ha la scusa di dire che sono sempre magro Saranno tutte quelle sigarette che fumi, ma non ti rendi conto che ormai non fuma più nessuno?
È fatta così mia madre, una che ti prepara spaghetti alle alici e budino di cioccolato e poi prenota il posto 41 con finestrino, nella Carrozza 5. Leggo un po', mi riaddormento.
Mi sveglia una voce maschile, registrata, dice Chi sceglie Trenitalia sceglie di viaggiare con comodità, e allora mi ricordo che sono almeno tre ore che non muovo le ginocchia, perché non vorrei che la ragazza seduta davanti, che ora legge il libro, pensasse che le stia facendo piedino. Muovo un po' le ginocchia, sento anche una specie di puntura lombare che galleggia nell'acidità di stomaco Comodità un cazzo, vorrei dire, però penso che secondo me quello che registra i messaggi in filodiffusione sui Frecciarossa è uno che dopo che l'hanno pagato, a casa guarda il figlio piccolo negli occhi e dice Mi dispiace, dice proprio così, Mi dispiace, e il figlio rimane con una macchinina in mano e lo guarda zitto, poi lui va in camera e si stende un po'. Preferirei non dover mai registrare messaggi in filodiffusione sui Frecciarossa o Frecciargento o Treno Notturno con Vagone Ristorante. Mi riaddormento, spero di non vomitare sul treno sul tavolino finto legno.
Mi sveglio un po' disordinatamente, il treno si ferma, la signora tedesca scende con l'amica e salgono delle altre persone, una ragazza bionda alta con il fisico di quelle che fanno fitness da almeno cinque anni, che si siede al posto della signora tedesca di fianco a me, posto 40, corridoio. Io faccio finta di leggere, ma sto per finire il libro e finire un libro su un treno Lecce-Roma Termini delle undici e cinquantatré non è cosa da fare assolutamente, quindi guardo questa ragazza che tira fuori un Mac Book dalla borsa, lo poggia e lo accende e non ho mai visto un Mac Book accendersi, vedo solo gente con Mac Book che preme un tasto e quello zam, salta su immediatamente come per dire Son pronto, Signore, lo vede come son più veloce di tutti quegli altri computer da pezzenti, dice e io penso Ma vaffanculo te e chi ti usa.
Toglie un cd dal Mac, mette il dvd di Bianca, Nanni Moretti e io penso Ma guarda un po', perché Nanni Moretti non l'ho mai guardato troppo, mi sembra una persona un po' sopravvalutata, però sbircio lo stesso. Lei guarda il film da un punto verso la fine, con le cuffie, io guardo Nanni Moretti che muove la bocca e fa fare degli esercizi di ginnastica a certi ragazzini, poi leggo davvero.
Dopo un po' sbircio di nuovo, il film è finito, lei mette a posto il dvd nella custodia e il cd nel computer, apre una cartella di documenti, apre anche i documenti, li scorre rapidamente, certi sembrano email, certi racconti e riesco pure a vedere qualche titolo tipo Mare o Luna di Notte e sono dei titoli così brutti che vorrei riprendere a leggere il libro di Paolo Nori, invece vedo addirittura che in uno di questi racconti ha scritto due volte l'aggettivo Folle, così “folle folle” e sembra una canzone di Mina. Chiude i documenti, apre iTunes senza mettere su la musica, anzi le cuffie le toglie proprio, apre anche la cartella Immagini, poi un Nuovo File di Scrittura.
Come fai a scrivere in una pagina ridotta a quadratino di pochi centimetri sul lato dello schermo? Come cazzo fai, dall'altra parte vedi iTunes, le tue immagini, lo sfondo del desktop con la tua foto mentre sbuffi fumo del narghilé al sole. Come cazzo fai a scrivere? Scrivere è come andare al cesso. Poi parlo io che ultimamente mi appunto le cose sul cellulare, pensa te, ma quando scrivo ho ben la decenza di spegnerlo poi il cellulare, di scrivere a casa, con la pagina bianca tutta aperta davanti, come se fosse vera, aperta come una giustificazione. Si spreca meno tempo, meno carta, si fa più veloce con le correzioni, e tutto 'sto tempo che risparmio, poi, cosa ne faccio? Mai stato bravo ad amministrare grandi capitali temporali. E tutto quest'astio immotivato poi, magari è una che scrive benissimo, sta andando a Roma a ricevere un premio, rimanici tu, che ormai quando scrivi non ascolti più niente, nemmeno i consigli, ma comunque quell'icona, quell'icona vorrei chiudergliela e dirle Impara a scrivere, piuttosto, vorrei dirle proprio così.
Arrivo previsto, diciassette e venti, mi rollo una sigaretta, la metto in un angolo della bocca, metto a posto il libro di Paolo Nori, richiudo il mio lato del tavolino finto legno, comincio a vedere dei vagoni fermi ai lati del treno, la Carrozza 5 anche si ferma. La ragazza di un mio amico una volta scrisse su Facebook che un uomo si era buttato sui binari del treno che lei aveva preso per tornare a casa da Torino, e quindi il viaggio aveva raggiunto un ritardo di qualcosa come quattro ore. Un'altra volta un signore seduto di fronte a me aveva chiamato tutto incazzato qualcuno al cellulare per dirgli che il treno faceva cinque minuti di ritardo Lo sai come sono questi delle Ferrovie dello Stato, però poi quando era arrivato il controllore lui non era seduto nemmeno al suo posto e si era dovuto spostare. Io invece ho avuto sempre fortuna, e se il treno faceva anche mezz'ora di ritardo me ne son sempre fregato, e comunque diciassette e venti, scendo dal treno, a Termini c'è della gente che dorme sulla banchina, che ne sa che siamo qui in perfetto orario.
In Italia però non ho mai sentito nessuno dire Puntuale come un treno, chissà perché.  

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