lunedì 21 maggio 2012

Tra "micro" ed "economia" c'è di mezzo il Blog.

<<Signore, quanto sono sciocchi questi mortali!>>
William Shakespeare- “Sogno di una notte di mezza estate”

“Ci ho pensato molto, ultimamente. A quello che ci sta succedendo, cioè.
Credo di doverti dire delle cose. Cose che ho capito solo ora, o forse che sapevo da tempo, ma non avevo il coraggio di confessare a me stesso prima che a te. In effetti si tratta di cose abbastanza... Importanti”.
Lei mi guarda dritto negli occhi, con quelle sue splendide iridi verdi e immobili. Sorride.
“Ho capito come funziona il nostro rapporto” continuo “o forse il mio primo errore è considerarlo tale. In effetti non siamo mai partiti da un'intenzione particolare, non abbiamo approfondito mai...”
sospiro. Lei resta in silenzio, continuando a sorridere.
“Ho capito che non ti importa nulla di me” dico.
“Tra noi due hai assunto un ruolo predominante” continuo “Lo vedo dai piccoli gesti, da quello che mi succede ogni giorno. Io amo cercarti, amo sentire la tua voce, parlare con te, sorriderti. Quando una persona comincia a non avere le stesse attenzioni che hai nei suoi confronti, è perché non può averle. Capisci cosa intendo...?
Non sei obbligata a tenere un determinato comportamento: non è da uno schema prestabilito che si giudica la validità di una relazione, ma tu... Sei sempre così distante, come se dovessi accontentare un cucciolo che dipende da te in tutto e per tutto.
Un cucciolo carino, ma dei cui bisogni alla lunga ci si stanca.
Forse le mie aspettative nei tuoi confronti sono state irragionevolmente alte, forse è stata l'eccessiva passione che ho dimostrato da subito ad allontanarti” sospiro “ci sono troppe possibilità e non mi va di chiedermi quale sia quella giusta”.
Non parla, nemmeno si muove. Percepisco solo il riflesso di quegli occhi verdi e perfetti.
“Non voglio che tu provi a smentirmi, non voglio che questa costrizione per te continui. Lo so che senti questo tuo tiepido atteggiamento come qualcosa di dovuto nei miei confronti, ma credimi, è come se mi lasciassi soffocare pian piano, illudendomi di stare respirando”.
Una lacrima mi punge un angolo dell'occhio.
“Io... Ti voglio bene, davvero. Mi dispiace che tu non abbia potuto fare altrettanto. Addio”.
Resto in silenzio per qualche altro minuto, fissando i miei occhi nei suoi.
La sua splendida bocca, quella bocca rosa di cui si vergognava, non ha smesso di sorridere per un attimo. Le sfioro la guancia chiara con l'indice, senza percepire alcun calore.
Poi premo il tasto “cancella”, e osservo il cursore divorare le parole che ho scritto fin'ora.
Del resto non ci si può aspettare grande emotività da un profilo Facebook.


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