<<Signore, quanto sono
sciocchi questi mortali!>>
William
Shakespeare- “Sogno di una notte di mezza estate”
“Ci ho pensato molto, ultimamente. A
quello che ci sta succedendo, cioè.
Credo di doverti dire delle cose. Cose
che ho capito solo ora, o forse che sapevo da tempo, ma non avevo il
coraggio di confessare a me stesso prima che a te. In effetti si
tratta di cose abbastanza... Importanti”.
Lei mi guarda dritto negli occhi, con
quelle sue splendide iridi verdi e immobili. Sorride.
“Ho capito come funziona il nostro
rapporto” continuo “o forse il mio primo errore è considerarlo
tale. In effetti non siamo mai partiti da un'intenzione particolare,
non abbiamo approfondito mai...”
sospiro. Lei resta in silenzio,
continuando a sorridere.
“Ho capito che non ti importa nulla
di me” dico.
“Tra noi due hai assunto un ruolo
predominante” continuo “Lo vedo dai piccoli gesti, da quello che
mi succede ogni giorno. Io amo cercarti, amo sentire la tua voce,
parlare con te, sorriderti. Quando una persona comincia a non avere
le stesse attenzioni che hai nei suoi confronti, è perché non
può averle. Capisci cosa
intendo...?
Non sei obbligata a
tenere un determinato comportamento: non è da uno schema
prestabilito che si giudica la validità di una relazione, ma tu...
Sei sempre così distante, come se dovessi accontentare un cucciolo
che dipende da te in tutto e per tutto.
Un cucciolo carino,
ma dei cui bisogni alla lunga ci si stanca.
Forse le mie
aspettative nei tuoi confronti sono state irragionevolmente alte,
forse è stata l'eccessiva passione che ho dimostrato da subito ad
allontanarti” sospiro “ci sono troppe possibilità e non mi va di
chiedermi quale sia quella giusta”.
Non parla, nemmeno
si muove. Percepisco solo il riflesso di quegli occhi verdi e
perfetti.
“Non voglio che
tu provi a smentirmi, non voglio che questa costrizione per te
continui. Lo so che senti questo tuo tiepido atteggiamento come
qualcosa di dovuto nei miei confronti, ma credimi, è come se mi
lasciassi soffocare pian piano, illudendomi di stare respirando”.
Una lacrima mi
punge un angolo dell'occhio.
“Io... Ti voglio
bene, davvero. Mi dispiace che tu non abbia potuto fare altrettanto.
Addio”.
Resto in silenzio
per qualche altro minuto, fissando i miei occhi nei suoi.
La sua splendida
bocca, quella bocca rosa di cui si vergognava, non ha smesso di
sorridere per un attimo. Le sfioro la guancia chiara con l'indice,
senza percepire alcun calore.
Poi premo il tasto
“cancella”, e osservo il cursore divorare le parole che ho
scritto fin'ora.
Del resto non ci si
può aspettare grande emotività da un profilo Facebook.
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